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Controllo della Velocità – Solo con Apparecchi Omologati?

Note a margine della sentenza n.10505 del 2024

Approvazione ed omologazione

Se ne parla ormai da 32 anni, da quando il 30 aprile 1992 è entrato in vigore il codice della strada e con esso l’articolo 142, comma 6, rimasto immutato fino ad oggi se non per l’aggiunta nel 2007 degli strumenti per la misurazione della velocità media tra i mezzi di prova per l’accertamento delle violazioni. Addirittura, nel 1994, quindi due anni dopo l’entrata in vigore del codice, il Ministero dei lavori pubblici ebbe a chiarire per i parcometri che nelle more dell’approvazione di specifiche norme tecniche, nonostante l’articolo 7 disponga l’omologazione dei misuratori di tempo per la riscossione delle tariffe nelle aree di sosta a pagamento, è sufficiente l’approvazione di tali strumenti.

In relazione ai misuratori di velocità si è sviluppato un ampio contenzioso che ha visto nella maggior parte dei casi l’adesione dei giudici di pace e dei tribunali alle tesi difensive dei Comuni e delle Prefetture che si rifacevano, oltre che alla lettura sistematica delle norme di settore, ai pareri concordi dei due Ministeri, anche perché di fatto non esistono apparecchi omologati per la misurazione della velocità in quanto non vi sono norme tecniche di riferimento e, quindi, ai sensi del combinato disposto degli articoli 45 e 201 del codice della strada, con gli articoli 345 e 192 del regolamento, secondo anche quanto previsto dall’articolo 4 del decreto legge 121 del 2002 e dal decreto ministeriale 282 del 2017, appare evidente che l’articolo 142, comma 6, nella parte in cui dispone che sono mezzi di prova gli apparecchi omologati secondo le disposizioni del regolamento non solo ha inteso rimettere ogni valutazione tecnica alla norma regolamentare, ma è risultato integrato (se non addirittura disapplicato) dalle norme che si sono succedute nel tempo, almeno per quanto riguarda i dispositivi destinati al funzionamento automatico che, vale la pena osservare, possono essere indistintamente utilizzati anche in presenza degli agenti con un servizio di contestazione immediata, ove possibile, ovvero senza fermare i veicoli ricorrendo le condizioni previste dall’articolo 201, comma 1-bis, lettere e) o f).

Tale interpretazione logico-sistematica ha sorretto l’attività di tutti gli organi di polizia, a partire dalla Polizia Stradale, specialità della Polizia di Stato, per oltre un trentennio, senonché alla fine, nonostante alcuni campanelli di allarme che avrebbero consigliato quantomeno un intervento di coordinamento, seppure ritenuto superfluo tanto che questa soluzione è stata addirittura espunta dal disegno di legge attualmente all’esame del Senato, la Cassazione con la sentenza 10505 del 2024 ha di fatto concluso con un ragionamento semplificato e in alcuni passaggi del tutto errato, che l’unico mezzo di prova per accertare la velocità è uno strumento omologato e che quindi non sono validi gli accertamenti effettuati con qualsiasi strumento approvato, ancorché ne sia autorizzata la produzione e la commercializzazione dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Ovviamente se questo fosse vero, da un lato il Ministero avrebbe preso un granchio colossale determinando un potenziale danno miliardario e dall’altro si sarebbero prodotti milioni di verbali illegittimi, con conseguenze economiche incalcolabili, decurtazione di milioni di punti e applicazione di sanzioni accessorie gravanti sulle patenti dei conducenti.

Ma la Cassazione ha ragione? 

Intanto iniziamo mettendo in evidenza una contraddizione che poi si rivela un errore di interpretazione dell’articolo 192 del regolamento, in quanto i Giudici, senza troppo approfondire i richiami normativi del Comune ricorrente, hanno concluso che dalla norma regolamentare “si evince che il procedimento di approvazione costituisce un passaggio propedeutico (ma comunque dotato di una propria autonomia) al fine di procedere all’omologazione (costituente, perciò, frutto di un’attività distinta e consequenziale) dell’apparecchio di rilevazione elettronica della velocità”. Invece si tratta di due procedimenti analoghi la cui differenza risiede unicamente nel presupposto della valutazione finalizzata al medesimo risultato, vale a dire l’autorizzazione alla produzione dell’apparecchio approvato od omologato.

Da questa conclusione errata ne deriva una seconda, dove la Corte ha ritenuto che “poiché l’omologazione ministeriale autorizza la riproduzione in serie di un apparecchio testato in laboratorio, con attribuzione della competenza al Ministero per lo sviluppo economico, nel mentre l’approvazione consiste in un procedimento che non richiede la comparazione del prototipo con caratteristiche ritenute fondamentali o con particolari prescrizioni previste dal regolamento” e questo perché sia all’approvazione, sia all’omologazione consegue l’autorizzazione a produrre lo strumento approvato od omologato, così come dispone l’articolo 192, comma 4, del regolamento che di seguito si riporta testualmente:Nei casi di omologazione o di approvazione di prototipi, il ministero dei Lavori pubblici autorizza il richiedente alla produzione e commercializzazione del prodotto. Con provvedimento espresso è comunicata al richiedente la eventuale reiterazione dell’istanza”.

Prosegue la sentenza: “L’omologazione, quindi, consiste in una procedura che – pur essendo amministrativa (come l’approvazione) – ha anche natura necessariamente tecnica e tale specifica connotazione risulta finalizzata a garantire la perfetta funzionalità e la precisione dello strumento elettronico da utilizzare per l’attività di accertamento da parte del pubblico ufficiale legittimato, requisito, questo, che costituisce l’indispensabile condizione per la legittimità dell’accertamento stesso, a cui pone riguardo la norma generale di cui al comma 6 dell’art. 142 c.d.s.” e non si comprende allora in cosa consista l’approvazione, se non in una procedura tecnico amministrativa finalizzata a comprovare la funzionalità dello strumento per lo scopo per la quale è richiesta dal costruttore, come peraltro prova il fatto che, ad esempio, gli apparecchi per l’accertamento delle violazioni semaforiche sono parimenti approvati e ritenuti quindi tecnicamente idonei ad accertare le violazioni dell’articolo 146, senza che qui si ponga in dubbio l’alternatività dell’approvazione rispetto alla omologazione, sancita dall’articolo 201 del codice della strada.

L’attento lettore avrà notato poi che nella sentenza mai si richiama l’articolo 345 del regolamento, accuratamente evitato, nonostante che sia l’articolo 45, sia l’articolo 142, comma 6, del codice della strada, quando rinviano alle norme del regolamento non fanno riferimento all’articolo 192, che si interessa solo delle procedure di omologazione o approvazione di qualsiasi apparecchio, quanto invece, per quanto concerne i misuratori di velocità, rimandano all’articolo 345, rubricato “Apparecchiature e mezzi di accertamento della osservanza dei limiti di velocità” ed è questo articolo richiamato dalle norme primarie a stabilire che “Le singole apparecchiature devono essere approvate dal ministero dei Lavori pubblici”.

Senza contare che per la successione delle leggi nel tempo si dovrebbero ritenere prevalenti le norme di pari rango entrate in vigore dopo l’articolo 142, comma 5, come l’articolo 4, comma 3, del decreto legge 121 del 2002, il quale ha disposto che: “Se vengono utilizzati dispositivi che consentono di accertare in modo automatico la violazione, senza la presenza o il diretto intervento degli agenti preposti, gli stessi devono essere approvati od omologati ai sensi dell’articolo 45, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285”. Successivamente, l’articolo 201, comma 1-ter ha ripetuto che “Nei casi previsti alle lettere b), f) e g) del comma 1-bis non è necessaria la presenza degli organi di polizia stradale qualora l’accertamento avvenga mediante rilievo con dispositivi o apparecchiature che sono stati omologati ovvero approvati per il funzionamento in modo completamente automatico”. Quindi, in tale contesto si dovrebbe ritenere che almeno i dispositivi destinati al funzionamento in modo completamente automatico, per il combinato disposto degli articoli 4 del decreto legge 121 del 2002 e dell’articolo 201, comma 1-ter del codice della strada possano essere omologati o approvati. Ovviamente, se è certo che sia sufficiente l’approvazione per gli strumenti automatici, non si vede perché non valga tale conclusione per quelli utilizzati in presenza degli agenti, fermo restando che in termini generali sia l’articolo 142, comma 6, sia l’articolo 45 del codice della strada rinviano al regolamento e, quindi, all’articolo 345 che prevede l’approvazione e non l’omologazione dei misuratori di velocità di qualsiasi tipo.

Infine, l’articolo 1 del decreto ministeriale 282 del 2017, ha chiarito, semmai ve ne fosse stata la necessità, che nelle more della emanazione di norme tecniche per l’omologazione dei misuratori di velocità si procede all’approvazione ai sensi dell’articolo 192 del regolamento.

Infine, una nota di colore, perché la Cassazione ha confermato con una doppia conforme la sentenza del tribunale di Treviso, che aveva respinto un ricorso avverso la sentenza del giudice di pace nella quale si era ritenuto non legittimo l’accertamento effettuato con uno strumento approvato e non omologato. La pronuncia di appello era datata 2021. Nel 2024, con la sentenza n. 277, il medesimo tribunale ha accolto il ricorso del Comune che aveva impugnato una analoga sentenza del giudice di pace depositata nel 2020, ritenendo con una corretta ricostruzione logico giuridica, fondata sulla lettura ermeneutica del contesto normativo, ai sensi dell’articolo 12 delle preleggi, che sono pienamente legittimi gli accertamenti effettuati con apparecchi approvati, in quanto l’omologazione è un procedimento che produce il medesimo risultato dell’approvazione e che, quindi, consente la produzione, la commercializzazione e, ovviamente, l’utilizzo degli strumenti approvati e dichiarati conformi al prototipo approvato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Norme di Riferimento

Codice della Strada

  • Articolo 45
  • Articolo 142, comma 6
  • Articolo 201, commi 1-bis e 1-ter

Regolamento di attuazione del codice della strada

  • Articolo 192
  • Articolo 345

Decreto Legge n.121 del 2002

  • Articolo 4

Decreti MIT

  • Decreto n.282 del 2017
  • Decreto 29 Ottobre 1997

Prassi

  • Ministero interno

Circolare n.9 prot.n.M/2413/12 del 22 Marzo 2007

Circolare prot.n.4446 del 01/08/2012

  • Ministero infrastrutture e dei trasporti (o altra denominazione)

Risposta 11 Novembre 2020

Parere 20 Marzo 2019, prot.1958

Circolare Ministero dei lavori pubblici 7 Luglio 1994 n.2233 (parcometri)

Giurisprudenza

Cassazione Civile Sezione II, ordinanza n.10505 del 18 Aprile 2024

Sentenza del Tribunale di Treviso n.277 del 2024

 

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